

75. L'accelerazione industriale nella Francia del secondo impero.

Da: G. Duby-R. Mandrou, Storia della civilt francese, Mondadori,
Milano, 1980.

Fu nella seconda met dell'Ottocento che, per dirla con gli
storici francesi Georges Duby e Robert Mandrou, la Francia ha
vissuto la prima grande trasformazione industriale. Il paese
smise di essere sostanzialmente un paese di artigiani e si avvi
rapidamente verso l'industrializzazione. La diffusione delle
industrie a vapore e delle ferrovie, favorite dal dinamismo
dell'attivit creditizia e dalla nascita delle societ anonime per
azioni, cambi la geografia del territorio francese.
Contemporaneamente una forte emigrazione interna proveniente dalle
campagne si concentr a Parigi e nelle altre citt pi importanti,
determinando una forte espansione edilizia. Stimolato dalle altre
attivit, anche il commercio si ampli enormemente, trasformandosi
da prevalentemente ambulante in sedentario e dando origine ai
primi grandi magazzini.

Si pu affermare senza esagerazioni che nella seconda met del
diciannovesimo secolo, la Francia ha vissuto la prima grande
trasformazione industriale. Dopo tante infelici iniziative di
stato, tante manifatture che vegetano nonostante le sovvenzioni,
le ordinazioni, i privilegi di Colbert [ministro di Luigi
quattordicesimo, fautore del mercantilismo], dopo il periodo dei
fabbricanti che non fabbricavano ma raccoglievano o distribuivano
materie prime e produzione artigianale, quel paese, che ancora nel
1850  pi ricco di artigiani che di operai, che seguita a
produrre il ferro a legna in altipiani e montagne forestiere e
quasi ignora l'altoforno a coke, finalmente si rinnova in modo
radicale, s'industrializza con moto ininterrotto, nonostante le
crisi della speculazione e della sovrapproduzione (nuovo tipo di
crisi economica, aperto, a quel che pare, a un lungo destino).
Nasce la Francia contemporanea con le citt che si ampliano e le
campagne che bruscamente cominciano a spopolarsi, con Parigi e la
Senna che acquistano un milione di abitanti ogni venticinque anni
e costruiscono allo stesso ritmo pi di cinquantamila immobili. In
quella Francia sainsimonista [da Saint-Simon, filosofo utopista
francese, favorevole alla cooperazione e al governo dei
produttori], dove comunque gli industriali protestanti sono
forse tanto numerosi ed efficaci quanto i discepoli di Enfantin
[Barthlemy Enfantin, filantropo francese seguace di Saint-Simon]
che cosa ha consentito quella metamorfosi? Un posto importante
spetta certo alla macchina a vapore che rinnova i trasporti e
trasforma le grandi industrie. Ma in quel paese che produce ancora
poco carbone e manca di capitali da investire, la grande industria
metallurgica si  potuta sviluppare solo grazie al diffondersi
dell'associazione finanziaria, al moltiplicarsi degli istituti di
credito e, almeno per i primi venti anni, alla straordinaria
abbondanza di oro. Lo sviluppo dell'economia francese e le sue
crisi (dal 1873 al 1895) sono evidentemente legati al ritmo
dell'economia europea e mondiale, compresi anche i fenomeni
apparentemente pi nazionali, come la colonizzazione prima, e
l'imperialismo negli anni successivi al 1880. [...].
L'introduzione delle macchine a vapore nelle industrie francesi 
avvenuta a ritmo rapido: da 6000 nel 1848, sono gi 28 mila nel
1870, dislocate in quasi 23 mila stabilimenti per una forza
complessiva di 340 mila cavalli vapore. Questo movimento che
prosegue oltre il 1870 (84 mila nel 1900 per due milioni di
cavalli vapore) e dura sino alla vigilia del 1914, spiega la crisi
del personale operaio per tutto il periodo (anche se non bisogna
dimenticare che col progresso delle grandi officine a danno
dell'artigianato e del lavoro domiciliare si compie una
definizione pi precisa dell'operaio). Ma quel moto accelerato che
basta da solo a dar conto dei balzi compiuti dalla produzione
industriale, da quella tessile a quella alimentare, ha sconvolto
meno visibilmente la vita francese, a parte gli alti fumaioli e la
selva di cinghie nelle officine, di quanto ha fatto la comparsa
della locomotiva. In poche decine di anni, la ferrovia diventa il
mezzo di trasporto a lungo raggio per eccellenza e, a fine secolo,
dopo aver mandato in rovina i trasporti sui fiumi e sui canali
della Garonne e della Loira, porta animazione, completata da una
rete rotabile di 400 mila chilometri, sin nei pi sperduti
villaggi, alla vigilia di essere sostituita dall'automobile: dai
3000 chilometri del 1850, si arriva ai 17 mila nel 1870 sino ai 45
mila della fine del secolo, la strada ferrata dispone di pi
centinaia di migliaia di vetture, di 12 mila locomotive e fa
vivere circa mezzo milione di ferrovieri... Sotto il Secondo
impero si sono anche fondate le compagnie che si dividono le
grandi linee disposte a raggiera intorno a Parigi, ricalcando il
modello delle strade regie ereditate dal diciottesimo secolo e
dalla monarchia borghese. Cos si  costituita nel paese tutta una
nuova attivit, divenuta ben presto indispensabile, che ha
trasformato le regioni pi lontane dai grandi centri. Ma la
costruzione e la messa in opera di quella rete ferroviaria hanno
richiesto uno sforzo economico eccezionale, che le compagnie hanno
potuto sostenere solo procurandosi i capitali necessari attraverso
la Borsa; la produzione metallurgica francese, ancora troppo
debole, non pu soddisfare al bisogno e, per lunghi anni, acciaio
e locomotive sono forniti dall'Inghilterra, nonostante i progressi
compiuti dalle industrie francesi delle regioni centrali e
nordorientali; la costruzione delle infrastrutture (massicciate,
tunnel, ponti, stazioni) produce una richiesta di manodopera senza
precedenti nelle campagne e nelle cittadine ancora sonnolente e
porta per tutta la Francia decine di migliaia di operai edili:
migrazione mal conosciuta.
La costruzione della ferrovia richiede un consumo di carbon
fossile e di ferro che supera la produzione nonostante i grandi
progressi compiuti in tutte le regioni di Francia, specialmente
nel nord che, nel corso del Secondo impero, supera il bacino di
Saint-tienne passando al primo posto. L'impiego del trasformatore
Bessemer e i perfezionamenti portati dal 1860 al 1870 da Siemens e
Martin al forno di affinamento permettono di aumentare la
produzione del ferro e dell'acciaio di cui vengono a moltiplicarsi
gli usi tanto che gi all'esposizione del 1867 si presentano
ponti, navi e fari completamente di ferro, senza parlare delle
ossature metalliche che diventano elemento essenziale della nuova
architettura. Ma il concentramento delle industrie metallurgiche e
l'adozione delle tecniche pi perfezionate non sono avvenuti in
pochi anni; alla fine del Secondo impero (oltre ai quattro grandi
centri: Nord, Lorena, Saint-tienne e il Creusot) le industrie
sono ancora disperse per tutta la Francia [...]. Si creano e si
ampliano stabilimenti importanti, ben attrezzati che in venti anni
riescono a far diminuire della met il prezzo di una tonnellata di
acciaio, e grazie ai quali anche, le piccole ferriere forestali
dell'Aveyron o dell'altopiano di Langres vegetano in attesa di
chiudere definitivamente. La regione di Saint-tienne possiede,
poi, tanto le Acciaierie navali a Saint-Chamond e a l'Horme,
quanto le piccole officine con armaioli che lavorano ancora a
domicilio in condizioni non buone: gli stabilimenti di Wendel
danno vita alla grande metallurgia lorenese, mentre le piccole
officine della Haute-Marne vicina producono sempre ferro a legna.
Cos, prende forma la metallurgia che pian piano elimina i vecchi
procedimenti artigianali, e che ancora ai bacini carboniferi, e
ben presto ai grandi giacimenti di ferro, la siderurgia pesante,
alti forni, filiere, laminatoi, mentre conserva in molti centri
tradizionali la metallurgia differenziata per la produzione di
utensili industriali, chiodi, coltelli, falci e falciole... verso
il 1890 poi, si volge alla bicicletta (in attesa dell'automobile)
e ad altri destini.
Grandi compagnie ferroviarie e grosse imprese metallurgiche,
guidate da quelle forti personalit del tempo legate l'un l'altra
da vincoli familiari o da contratti d'affari, che siedono tanto
nei consigli d'amministrazione quanto nel corpo legislativo (e
sono i veri padroni della nuova Francia, come Eugne Schneider o
Paulin Talabod), tutti quei grandi stabilimenti hanno potuto
costituirsi grazie al risparmio pubblico e con l'appoggio del
credito. In quel campo, l'azione fondamentale s' svolta sotto il
Secondo impero. Da una parte, per favorire lo sviluppo del
commercio e dell'industria in Francia, si creano le principali
banche francesi, che formeranno l'ossatura bancaria della Francia
contemporanea; moltiplicando il numero delle succursali
provinciali, come a cominciare dal 1857 fa la stessa Banca di
Francia, esse forniscono, adattata al commmercio e alle industrie
locali una rete agilissima con funzioni per molto tempo pi di
assorbimento che di prestito, allo scopo di attirare il risparmio
di gente agiata che cerca i titoli da 500 a 1000 franchi e vuole
investimenti sicuri, consigliati dai direttori di agenzia che
riscuotono la fiducia del cliente. Esse sostituiscono le antiche
banche, sia le piccole banche regionali che hanno per preso parte
al rinnovamento economico, sia le banche parigine (Mallet,
Rothschild, Mirabaud) che si volgono soprattutto ai prestiti di
stato e agli affari internazionali. Ciascuna si specializza in
rami diversi, il credito fondiario, per esempio, nei prestiti
ipotecari: ma in gran parte sono tutte banche d'affari che
assumono una funzione essenziale nella vita economica (quale non
hanno le Casse di risparmio, municipali o nazionali, che attirano
i capitali dei risparmiatori, a esclusivo vantaggio delle
pubbliche finanze).
D'altra parte, dopo il 1867 la fondazione delle grandi imprese 
stata accelerata da una nuova legge che ha offerto tutte le
facilitazioni auspicabili per lo sviluppo delle societ anonime in
grande aumento in quel periodo. Le societ anonime per azioni
vengono costituite grazie ai capitali raccolti dalla vendita delle
azioni; sono dirette da consigli di amministrazione designati
dalle assemblee dove ogni partecipante ha diritto a un certo
numero di voti in base alle azioni di cui dispone: questo, in
realt, favorisce solo i maggiori azionisti, perch i detentori di
poche azioni, pi numerosi, si contentano di riscuotere le cedole
senza occuparsi delle assemblee; di qui, l'agilit della nuova
formula molto superiore a quella delle societ in accomandita gi
esistenti, perch consente di raccogliere forti capitali
lasciandoli per alla gestione di piccoli gruppi, spesso legati
dalla compartecipazione a grossi affari similari e da interessi
comuni. Nonostante la crisi, i valori quotati si moltiplicarono in
Borsa di anno in anno e a ritmo ininterrotto, sino alla guerra del
1914, gareggiando con la speculazione sui fondi di stato, francesi
ed esteri, che seguitano ad interessare un certo numero di banche
e la loro clientela. Ma sin dal Secondo impero, il denaro e la
borsa sono diventati, da Feydau [Ernest-Aim Feydau, giornalista e
romanziere francese, 1821-1873] a Zola [mile Zola, romanziere
francese,1840-1902] un tema letterario corrente:  il mondo dei
grandi finanzieri, con tutto il folto esercito degli impiegati di
banca che costituisce la fanteria indispensabile di quelle nuove
attivit.
Al progresso dei trasporti e della produzione industriale ha fatto
seguito quello delle attivit commerciali, che si sviluppano sin
nelle campagne, dove la locanda aprendo anche una drogheria-bazar
provvista della merce pi disparata, provoca la rovina, in pochi
anni, del commercio degli ambulanti. Ma nelle citt il movimento 
ancora pi evidente per via della creazione dei grandi magazzini:
galeries di tutti i nomi e, in mancanza di fantasia, nouvelle
galerie. Grandi istituzioni parigine, dal Bon March alla
Samaritaine, quelle importanti ditte hanno avuto un successo che
noi non possiamo nemmeno immaginare da quando siamo abituati alla
merce esposta al pubblico. Zola dice giustamente: Per la gioia
delle signore che non si stancano di guardare e riguardare, che
possono andarsene senza fare acquisti, poi tornare, guardare
ancora, pagare senza contrattare, provare al tatto che  la prova
migliore... Tutto un ritmo e anche tutta una nuova tecnica del
commercio al dettaglio: alla vigilia della pubblicit e dei suoi
strepitosi successi del ventesimo secolo, il grande magazzino
della fine diciannovesimo secolo  il primo stimolante del
commercio, che si rinnova perch anche in questo campo interviene
il concentramento e soprattutto l'ampliamento del mercato interno.
La funzione commerciale si sviluppa e, tra il 1860 e il 1900
raddoppia il numero dei suoi addetti.
